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Il ritorno del BERODO

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Il sanguinaccio era ed è il primo prodotto ricavato dalla macellazione del maiale: il suo sangue fresco mischiato al latte non scremato, con aggiunta di sale, aromi naturali, grassetti di maiale, soffritto di cipolle e gli immancabili pinoli, ne fanno un prodotto unico e dal gusto arcaico.

Il ritorno del Berodo

In quel regno ligure dei salumi che è Sant’Olcese, dal laboratorio dello storico salumificio Cabella, tra cotechini e salami, tra mostardelle e la nuovissima Bresaola in Corona, ricompare dopo anni di assenza il vecchio e caratteristicamente povero Sanguinaccio.

Meglio conosciuto a Genova come “Berodo”, affonda le sue radici nei remoti secoli pre-cristiani, quando Roma dominava incontrastata la Valpolcevera, la valle dei porci appunto.

Il sanguinaccio era ed è il primo prodotto ricavato dalla macellazione del maiale: il suo sangue fresco mischiato al latte non scremato, con aggiunta di sale, aromi naturali, grassetti di maiale, soffritto di cipolle e gli immancabili pinoli, ne fanno un prodotto unico e dal gusto arcaico.

La sua produzione, ancora non molti anni fa, era esclusiva prerogativa femminile, poiché mentre gli uomini procedevano alla macellazione del maiale, nelle cucine le donne preparavano e cuocevano i sanguinacci da offrire durante “la festa del maiale”.

“Siamo riusciti a riprodurlo dopo alcuni anni di assenza dalle tavole dei genovesi”, dice Andrea Pedemonte Cabella, “abbiamo finalmente trovato il modo per raccogliere il sangue fresco dalla macellazione suina, secondo i più moderni standard igienici; nulla del nostro secolare patrimonio gastronomico deve andare perduto”.